Il regalo di addio del vecchio imprenditore: 4 milioni di euro ai dipendenti

Protagonista Luciano Tamini, leader dell’omonima azienda nota come la “Ferrari del settore elettrico”

Solo una piccola parte dei capitani di industria italiani del dopoguerra sono diventati personaggi pubblici celebrati dalla stampa e dalla televisione. Molti di loro sono rimasti nell’anonimato. Tra questi c’è anche Luciano Tamini, guida dell’omonima azienda nota agli addetti ai lavori come la “Ferrari del settore elettrico”, leader mondiale nella fornitura di grandi trasformatori utilizzati praticamente nelle centrali elettriche di tutto il mondo. Il vecchio imprenditore si è spento lo scorso 1 luglio all’età di 84 anni e prima di andarsene ha sorpreso tutti con un gesto clamoroso: ha lasciato ai propri ex dipendenti 4 milioni di euro in beneficienza.

 

“Volevo lasciare un ricordo”

Riceveranno la donazione circa 300 persone tra operai e impiegati. Ai primi andranno 15.000 euro ai secondi 12 mila perché “è giusto premiare di più chi guadagna di meno” ha spiegato il vecchio imprenditore che ha voluto compiere questo gesto di generosità “per lasciare un ricordo”. Uomo di altri tempi, lontano anni luce dai discorsi e dalle presentazioni piene di inglesismi ma spesso prive di vera sostanza dei business man di oggi.  Sotto la sua guida alla Tamini le presentazioni più lunghe di tre pagine non venivano lette e le riunioni non duravano mai più di 5 minuti.

 

Mai licenziamenti e cassa integrati 

Tamini andava fiero del fatto che la sua azienda non aveva mai licenziato o messo in cassa integrazione nessuno e che non aveva debiti con le banche. Eppure anche un imprenditore vincente come lui si è dovuto piegare all’avanzata inarrestabile della globalizzazione. Nel 2014 ha venduto a Terna, il colosso italiano della distribuzione energetica. “Per garantire un futuro all’azienda e ai lavoratori” ha spiegato con grande sofferenza.

Tamini contro la nuova proprietà 

Ma con l’arrivo di Terna sono arrivate anche le razionalizzazioni e nel 2016 per la prima volta nell’azienda si è parlato di cassa integrazione. Tamini, che nel frattempo era rimasto presidente onorario, si è schierato dalla parte dei dipendenti. “Ho compiuto 84 anni, ma come un vecchio leone vi dico che sono pronto a ruggire ancora. La Tamini è indistruttibile e non potrà finire mai. Abbiate pazienza e fiducia, un abbraccio a tutti” ha scritto in una lettera indirizzata ai dipendenti. La presa di posizione gli è costata la carica che ricopriva.

Addio a un grande imprenditore 

Con Luciano Tamini se ne va un altro pezzo di quella classe imprenditoriale che ha fatto diventare l’Italia una delle massime potenze economiche del mondo. Un leader che chiedeva ai suoi collaboratori impegno e coraggio ma che allo stesso tempo li ripagava con correttezza e lealtà. Niente a che vedere con le moderne pratiche manageriali in cui sempre più spesso i dipendenti sono solamente anonimi numeri, costi da limare, esuberi da tagliare. 

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